recensione diPaolo Zaccagnini
Porci con le ali
Sembra impossibile ma un regista comunista è finalmente riuscito a fare un bellissimo film di estrema destra, un film che piacerà molto agli innumerevoli latitanti ed assassini che si riconoscono nelle idee del fucilatore Almirante.
Liberamente tratto da un fortunato libello che tanto successo ebbe alla sua uscita nelle librerie, credo che Porci con le ali sia l'esempio migliore di come non fare cinema e di come soprattutto fare cinema di destra pensando fermamente di fare un film di sinistra, forse estrema.
Una esilarante serie di parolacce che servono solo a mostrare i giovani come fonte di turpiloquio più o meno colorito, donne che parlano toccando e baciando peni, femministe che parlano di fare o meno l'amore orale con sconosciuti, due giovani vanesi e bruttini che dovrebbero rappresentare i prototipi dell'estrema sinistra, alcune figure di contorno che rassomigliano più a pupazzi che a esseri umani, un'accozzaglia di luoghi comuni presi a prestito dal "Borghese" e dal "Secolo d'Italia": ecco il film voluto fermamente da un cineasta di nome Paolo Pietrangeli che infanga anche la memoria del padre Antonio, valentissimo uomo di cinema, firmando un prodotto ignominioso e senza un briciolo di intelligenza, frutto più della sua mente di trentenne represso che di un seppur minimo ma serio esame della condizione giovanile di certa parte del paese.
Non mancano gli spinelli, i toccamenti, i tentativi di amore omosessuale e saffico - decisamente gratuiti e girati male - ed il prodotto che avrebbe dovuto sconvolgere la sonnacchiosa scena cinematografica italiana è pronto: lo schifo e l'abominio targati da certa sinistra giovanilistica ma essenzialmente guardona e pronta.
Pietrangeli non ci è mai piaciuto come cantante, come cineasta ancora meno.